Ray Ban Legno

Bastano i suoi occhi azzurri per accendere la magia del cinema, oggi come agli inizi del Technicolor: ce lo ricorda Liam Cunningham, attore televisivo e cinematografico che ha affascinato alcuni dei registi più importanti dell’Europa degli anni Novanta. Lasciata la scuola a quindici anni, decide di dedicarsi al lavoro di elettricista, lavoro che lo porterà, negli anni Ottanta, nello Zimbabwe per tre anni, dove lavorerà come manutentore elettrico in un safari park e insegnerà il mestiere ai giovani della zona. Dopo il suo ritorno in Irlanda, Cunningham si allontana dal suo lavoro che non lo soddisfa più e tenta invece la carriera dell’attore.

Settanta, Ottanta, Novanta, Duemila. John Travolta sta attraversando un pezzo importante di storia del cinema, lasciando la sua impronta nella settima arte ma anche e soprattutto nel costume. Inutile negare che Tony Manero e Danny Zuko abbiano rappresentato un universo sul finire degli anni Settanta.

Un albergo svizzero, incorniciato da irte montagne innevate, in cui naufragano anime scolorite dalla vecchiaia, dall’apatia, dall’oblio atroce dei ricordi più belli.Semplici comparse, osservatrici di un mondo forzatamente immobile, seppur chiaramente in frantumi. Sospese, prive di spessore, tra un passato troppo lontano, un presente inconstistente e un futuro vago e informe, incapace di plasmarsi.E’ questa la condizione della vecchiaia, una lenta stanchezza d’esistere.Una distanza incolmabile tra l’uomo e le cose. Tra l’uomo e le emozioni che, in fondo, sono tutto quello che abbiamo o che abbiamo.

You: third of speaking eloquence training. Dialogue talked about: a face to face growth path. Friends: Do not stop! Hands up! Walking reflections: the second part of the new educational experiment Yufeng change teachers walk way. La storia (ovviamente satirica) di una “modella forse attrice” idiota e capricciosa che scopre di essere il clone di un’altra star si rivela profetica perché parla della televisione e del suo mondo senza particolari abbellimenti. Facendo un po’ vedere alle persone il lato materiale della realtà dello spettacolo, quello più gretto e senza tanti sentimenti, adatti solo a nascondere i veri intenti. Anche se il film non è un successo, rimane il fatto che la Guzzanti, in ogni decennio, riesce a cogliere metafore sconcertanti per inchiodare ipocrisie e nevrosi dell’Italietta dei nostri giorni.

Il mondo dell’illusionismo lo appassiona rappresentando un primo approccio all’arte della finzione che presto prenderà il nome di “cinema”. Stabilitosi a Miami, si diploma nel 1977. Subito dopo si iscrive all’Università del Colorado e per pagarsi gli studi lavora come buttafuori.

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